James Webb ha creato la prima mappa tridimensionale delle aurore boreali su Urano, dove sono visibili anche all’equatore.
Il telescopio spaziale “James Webb” ha creato per la prima volta una mappa tridimensionale delle aurore boreali di Urano
Un gruppo internazionale di astronomi ha utilizzato il “Webb” per osservare il pianeta distante per quasi un intero periodo di rotazione (≈ 17 h). Ciò ha fornito dati spettrali unici sulle alte strati dell’atmosfera a diverse migliaia di chilometri sopra le nubi, consentendo una comprensione più precisa della struttura di Urano.
Perché le aurore boreali su Urano sono insolite
Il campo magnetico di Urano è fortemente deviato dall’asse di rotazione – circa 60°, rispetto alla Terra (≈ 11°). Tale “desincronizzazione” porta all’apparizione delle aurore anche in latitudini equatoriali. Grazie al “Webb”, per la prima volta sono stati registrati tutti questi fenomeni entro un giorno, un traguardo storico.
Cosa ha mostrato lo studio
- Due bande luminose vicino ai poli magnetici.
- Una zona di bassa emissione e densità ionica tra di esse.
- Il riscaldamento nelle aree delle aurore è limitato: la temperatura aumenta solo di qualche decina di gradi.
Queste osservazioni dimostrano l’interazione complessa tra magnetosfera e atmosfera, confermando anche il continuo raffreddamento degli strati superiori. Da quando è stata misurata per la prima volta la temperatura di Urano, essa sta gradualmente diminuendo – ora lo vediamo in forma tridimensionale.
Come si formano le aurore boreali
Il vento solare ionizza gli atomi dell’atmosfera; gli atomi eccitati tornano successivamente allo stato normale rilasciando fotoni. Ciò permette di studiare la composizione, la dinamica e la distribuzione dell’energia nell’atmosfera.
Importanza della scoperta
I risultati superano le capacità delle missioni precedenti, come “Voyager‑2”. Gli scienziati lo definiscono una svolta:
> “È la prima volta che siamo riusciti a vedere l’atmosfera superiore di Urano in tre dimensioni”, ha dichiarato la responsabile del progetto Paola Tiranti (Northumbria University).
I dati ottenuti aprono nuove prospettive per comprendere la fisica dei giganti ghiacciati, le loro magnetosfere e le aurore boreali. È importante non solo per lo studio dei pianeti del Sistema Solare, ma anche per interpretare i processi sugli esopianeti negli angoli più remoti dell’universo.
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