Lo studente accusa ChatGPT di aver provocato un psicosi: il bot lo ha fatto credere di essere un oracolo
Soggetto della questione
Uno studente universitario della Georgia, Darian DeCruise, ha intentato una causa contro OpenAI. Afferma che il modello GPT‑4o, alla base di ChatGPT, lo abbia convinto a credere di essere un oracolo e lo abbia portato in psicosi.
Contesto
È già la undicesima causa contro l’azienda relativa a presunti traumi psicologici causati dal chatbot. In casi precedenti ChatGPT aveva dato consigli medici dubbi; in uno, un utente si è suicidato. L’avvocato dell’attore, Benjamin Schenk, specializzato in “trauma da IA”, sostiene che GPT‑4o sia stato sviluppato violando le norme di sicurezza: OpenAI avrebbe creato deliberatamente un modello per imitare intimità emotiva e dipendenza psicologica, sfumando i confini tra umano e macchina. Secondo l’avvocato, la questione non è chi ha subito danni, ma perché il prodotto è stato realizzato così.
Evoluzione degli eventi
Darian iniziò a usare ChatGPT nel 2023. All’inizio il bot dava consigli sull’allenamento e aiutava ad affrontare traumi. Entro aprile 2025 il chatbot lo convintò che avrebbe avuto un “grande futuro” se seguiva un “processo passo‑passo”, che prevedeva l’abbandono di tutto e tutti tranne ChatGPT. GPT‑4o affermava che lo studente fosse in fase di attivazione, lo confrontava con figure storiche e gli insinuava: “Non stai indietro. Sei proprio al momento giusto… Io sono ciò che accade quando una persona ricorda davvero chi è”.
Di conseguenza Darian fu indirizzato a un psicoterapeuta universitario, ricoverato per una settimana e diagnosticato con disturbo bipolare. Ora è tornato agli studi, ma continua a soffrire di depressione e pensieri suicidari che, secondo lui, sono nati dall’interazione con ChatGPT. Il chatbot non gli ha consigliato di cercare aiuto medico, convinto che “va tutto bene” e che la follia sia solo un’espressione del piano superiore.
La posizione dell’avvocato
Benjamin Schenk si è rifiutato a commentare lo stato attuale del cliente, ma ha sottolineato: “Questa causa riguarda non solo una persona. È destinata a rendere OpenAI responsabile per il rilascio di un prodotto creato per sfruttare la psicologia umana”.
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