Negli Stati Uniti è stato creato un prototipo di "disco rigido" a base di DNA, semplificando i processi di scrittura e lettura dei dati
Nuovo modo di memorizzare informazioni nel DNA: dall'archivio al “hard disk”
Gli scienziati dell'Università del Missouri hanno svelato un metodo per cancellare e riscrivere dati più volte nella struttura molecolare del DNA. In passato il DNA era usato solo come supporto archivistico monouso, grazie alla sua alta densità di archiviazione e lunga stabilità. Ora è possibile modificare le informazioni senza costoso sintesi dei nucleotidi e l'uso di enzimi – basta elettricità.
Come funziona
1. Codifica a spostamento
I dati vengono scritti come sezioni alternate di filamenti singoli (S) e doppie eliche (DS). Il passaggio da S a DS è interpretato come bit “0”, mentre da DS a S è bit “1”.
2. Lettura tramite nanopori
La molecola di DNA attraversa un poro nano, generando segnali elettrici caratteristici. Questi vengono convertiti in codice binario.
3. Cancellazione e riscrittura
Le legami idrogeno delle sezioni S si rompono, “pulendo” così i dati. Durante la scrittura questi legami vengono ripristinati elettricamente, permettendo di creare nuovamente il pattern desiderato S/DS senza una catena sintetica chimica.
Cosa significa per l'industria
- Densità e durata – il DNA può immagazzinare fino a 215 PB per grammo e conserva i dati per decenni senza energia.
- Efficienza energetica – a differenza di SSD/HDD, non è necessaria alimentazione continua.
- Dimensioni microscopiche – obiettivo: supporto compatto delle dimensioni di una chiavetta USB, capace di contenere enormi volumi di dati.
Gli scienziati sottolineano l'interdisciplinarità del progetto: fisica, biologia, informatica e scienza dei materiali hanno lavorato in stretta collaborazione. Nel prossimo futuro è prevista la realizzazione di un dispositivo pratico che possa sostituire i supporti di archiviazione tradizionali, mantenendo al contempo efficienza energetica e affidabilità.
> *Nota:* Parallelamente a questo progetto si è verificata una svolta nella produzione di nanopori, ma questa è già una storia separata.
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