Gli scienziati hanno sviluppato neuroni artificiali che il cervello percepisce come segnali propri
Neuroni artificiali stampati con metodi “stampa”
*Gli ingegneri dell'Università del Nord-Ovest (Northwestern University) hanno creato per la prima volta dispositivi di stampa che non solo imitano il funzionamento delle cellule nervose, ma sono anche in grado di interagire direttamente con i tessuti cerebrali viventi. Questo apre la strada alla realizzazione di interfacce “uomo‑computer” più avanzate e di computer neuromorfi.*
1. Cosa è stato stampato esattamente
- Inchiostro – una miscela di nanocellule di disolfuro di molibdeno e grafene.
- Sottostante – un materiale polimerico flessibile su cui viene depositata la stampa tramite spray a getto d'inchiostro.
- Dopo l'applicazione del modello, il substrato è attraversato da corrente elettrica. Ciò degrada parzialmente il polimero legante, lasciando solo sottili percorsi conduttivi (filamenti/fili).
2. Come funziona
- I filamenti ottenuti conducono corrente con le stesse forme e caratteristiche temporali delle onde biologiche dei neuroni – dai singoli spike ai segnali “pacchetto”.
- In questo modo, gli elementi stampati possono generare e controllare segnali elettrici proprio come le cellule nervose viventi.
3. Verifica sperimentale
- I neuroni artificiali sono stati collegati a sezioni cerebellari di topo.
- Le cellule vive hanno risposto ai segnali dei neuroni stampati come se fossero propri: si sono attivate catene neuronali, confermando la corrispondenza di forma e frequenza dei segnali.
4. Perché è importante
La possibilità che apre le interfacce “cervello‑computer” con un’interazione più precisa e biologicamente compatibile con l'attività cerebrale; i neuroprotesi per il recupero dell'udito, della vista e delle funzioni motorie; efficienza energetica. I calcoli neuromorfi possono essere 10 000 volte più economici rispetto ai computer classici.
Conclusione
I neuroni stampati realizzati con nanocellule di molibdeno e grafene sono in grado di generare segnali elettrici identici a quelli biologici. È il primo passo verso lo sviluppo di interfacce cervello‑computer altamente efficienti, neuroprotesi e sistemi computazionali energeticamente sostenibili del futuro.
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