L'IA ha fatto cavalcare i robot umanoidi sul ghiaccio e non ci aspettavamo un tale hockey.
Robot Unitree G1: dalle ruote ai pattini
I primi tentativi di robot a giocare a calcio sembrano ancora piuttosto goffi. Nel hockey le cose sono ancora più complesse – lo scivolamento aggiunge imprevedibilità e richiede reazioni speciali. È particolarmente sorprendente osservare il robot umanoide Unitree G1, che si muove liberamente sul campo prima in ruote, poi su rotelle e infine sui pattini sul ghiaccio. Manca poco tempo alle Olimpiadi invernali tra i robot, e le prossime competizioni promettono di essere avvincenti.
Come vengono addestrati i robot
Lo sviluppo delle reti neurali generative ha accelerato notevolmente l’apprendimento dei movimenti, dei gesti e del controllo corporeo dei robot.
* La maggior parte dell’addestramento avviene sul computer: si creano modelli di comportamento.
* Sul vero robot viene eseguita la *regolazione fine*: si verificano le reazioni elettroniche e dei meccanismi di azionamento.
Questi meccanismi spesso superano le capacità umane. Nel camminare a due zampe, che i robot imparano da dieci anni, la differenza non è così evidente, anche se possono correre più velocemente delle persone. L’aggiunta delle ruote conferisce loro rapidità: come nell’antichità, la ruota ha accelerato lo sviluppo della civiltà, così migliora la mobilità dei robot.
Che cos’è l’Unitree G1
* Dimensioni – altezza di circa 1,2 m, peso 35 kg.
* Costo – circa $16 000.
All’apparenza può sembrare spreco addestrare un robot così compatto a pattinaggio artistico o hockey. Ma c’è un significato profondo: le piattaforme umanoidi stanno ancora imparando, cercano il loro posto insieme agli sviluppatori. Il loro utilizzo, le possibilità e i benefici per le persone sono ancora in fase di studio.
Perché è importante
Il lavoro “porta‑prendi” è un primitivo che non merita grandi investimenti. Solo testando i robot in diverse condizioni si può fare la scelta giusta. Ciò vale sia per le persone sia per le macchine: possono superare gli esseri umani nella loro specializzazione. Quindi la domanda è: abbiamo bisogno di questo hockey? La risposta potrebbe sorprendere e far riflettere sul futuro dell’interazione tra uomo e macchina.
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